La verità sulla taglia zero delle modelle – sconcertante libro di una editor di Vogue

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Negli anni dell’università, tra i tanti piccoli lavori che ho fatto avevo anche fatto un colloquio per un’agenzia che procurava hostess e promoters. All’epoca pesavo 48 Kg per 1,57 di altezza, quindi avevo un BMI di 19 circa, ossia verso il limite basso del normopeso, che è 18. Non ero una modella (anche perché non è che sia proprio una vatussa), ma non si può dire che fossi sovrappeso. Il selezionatore mi fece alzare in piedi, mi squadrò con aria di valutazione e poi disse, con tono di sufficienza “See, hai un po’ di adipe attorno alle braccia ma potresti andare bene”. Io mi occupavo già di disturbi alimentari, perciò ho fissato con una certa insistenza la sua pancia che metteva a dura prova i bottoni della camicia, chiedendomi se avesse mangiato un’anguria intera a colazione e perché mai servissero delle braccia magre per dire alle persone “Prego da questa parte, prego da quella parte, prego per il buffet di qua”. Inutile dire che il rapporto di lavoro non è andato in porto.

In questo articolo (http://www.guardian.co.uk/fashion/2013/jul/05/vogue-truth-size-zero-kirstie-clements) una editor di Vogue Australia, Kirstie Clements, rivela i risvolti inquietanti dietro alla taglia zero delle modelle. L’articolo è in inglese, ma ne riporterò le parti più salienti in italiano in modo che sia più chiaro cosa guardiamo quando assistiamo ad una sfilata di moda o sfogliamo una rivista o quando, nel camerino, ci chiediamo come abbiamo potuto pensare che quell’abito ci potesse stare bene.

Questo è il modello di donna che ci viene indicato come attraente dai media e che tante ragazze (e sempre più ragazzi) cercano di imitare per sentirsi “adeguate”.

Vi accorgerete che è un modello impossibile da seguire, a meno che non si abbiano gravi difficoltà a livello psicologico e che non sia possibile giudicare una persona in queste condizioni attraente, a meno che, ancora una volta, no si abbiano gravi difficoltà a livello psicologico.

“Quando ho iniziato a lavorare con le modelle, nei tardi anni ’80, noi generalmente usavamo ragazze locali che erano naturalmente magre e longilinee, avevano una bella pelle, capelli brillanti e molte energie. Loro pranzavano, poco di sicuro, ma pranzavano, non erano pelle e ossa […]. Credo che nessuno possa pensare che una modella possa mangiare ciò che vuole, non fare esercizio e rimanere magra, perciò qualsiasi regime quelle ragazze stessero seguendo le manteneva in salute. Ma ho iniziato a notare i segnali che alcune di loro usavano metodi differenti per rimanere magre. Stavo preparando una modella per un servizio e ho notato cicatrici e croste nelle ginocchia. Quando le ho chiesto cosa fossero mi ha detto “Oh si. perché sono sempre così affamata, quindi svengo spesso.” Lei pensava che fosse normale svenire tutti i giorni, spesso più di una volta.

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Per un altro servizio stavo parlando con una delle top models australiane. Si era spostata a Parigi e stava dividendo un piccolo appartamento con un’altra modella. Le ho chiesto come stesse andando e lei rispose “In realtà passo molto tempo da sola. La mia coinquilina è una fit model, perciò è in ospedale sotto flebo per la maggior parte del tempo.” Una fit model è una modella usata negli ateliers dei designer più famosi, ed è il corpo attorno a cui sono disegnati i vestiti. Che il corpo ideale usato come punto di partenza per una collezione sia quello di una ragazza sul punto dell’ospedalizzazione per denutrizione è spaventoso.

Quando ci si chiede chi vada accusato per la raffigurazione di modelle troppo magre, gli editors dei giornali sono sotto tiro, ma la situazione è più complessa: la fit model è il punto di partenza, perché i designer vogliono vedere gli abiti cadere in quel modo. Pochi designers hanno modelle curvy. Poi ci sono i direttori dei casting e gli stilisti che hanno una visione del tipo di donna che vogliono indossi i loro vestiti. Per una strana ragione sembra che loro preferiscano che lei sia giovane, vivace, alta 1 metro e 83 e dal fisico di un maschio pre-pubere.

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E’ troppo facile dare la colpa agli uomini misogini, anche se a volte questo è vero. Ma ci sono molte designer donne che perpetuano questo stereotipo.

Stavo pranzando con top agent di un’agenzia di modelle che mi disse “La cosa sta diventando davvero seria: i direttori dei casting  ci stanno chiedendo che le modelle siano più magre e più magre. Ho quattro ragazze in ospedale e un paio di loro sono state trovate a mangiare fazzoletti di carta. Sembra che si gonfino e facciano sentire lo stomaco pieno.”

Nella mia esperienza è praticamente impossibile far prendere consapevolezza ad un fotografo o ad un fashion editor le ripercussioni di usare ragazze così magre. Per loro l’importante è l’effetto drammatico della fotografia. Ero al ritiro bagagli all’aeroporto con una fashion editor e ho notato una donna vicino a noi. Era la persona più magra e sofferente che avessi mai visto. L’ho indicata alla fashion editor che l’ha guardata e ha detto “So che suona terribile, ma io penso che lei sia davvero bella.” L’industria è riempita da questo livello di dismorfofobia che viene da donne mature.

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Questo è un estratto dal libro di Kirstie Clements “The Vogue Factor” che può essere acquistato al link dell’articolo che vi ho messo più su.

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Psicologa Psicoterapeuta
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5 risposte a La verità sulla taglia zero delle modelle – sconcertante libro di una editor di Vogue

  1. StudioBenessereFG ha detto:

    L’ha ribloggato su studiobenesserefg.

  2. stefiscedda ha detto:

    altro che punto di partenza per l’abito…è quasi un’offesa a chi di fame muore davevro e poi è spaventoso…sono malate, sembrano cadaveri ambulanti…E’ una situazione a cui tutti dovrebbero ribellarsi perchè va contro i diritti di una donna che lavora e deve mantenersi in salute! Se vogliono “far cadere” l’abito…che usino gli appendini di legno. Così risparmiano pure. E’ agghiacciante…

    • Ho idea che con lo star system dei grandi stilisti e le richieste pressanti in termini economici e di tempo, si vada perdendo un po’ di abitudine alla manualità in sartoria; quella bravura che consente di vestire bene qualsiasi fisico (cioè quello che rende realmente grande uno stilista) anzichè saperne vestire solo uno e per di più molto raro. In diversi modi, senz’altro molto fantasiosi, ma solo uno. Se io come psicologa mi occupassi solo di un tipo molto raro di paziente sarei povera, non una star.

  3. Francesco ha detto:

    in nome del business si arriva a fare qualsiasi cosa…. La logica del guadagno facile e del successo prima di tutto, prevale al di sopra di ogni sentimento e valore umano! Si mercifica tutto!
    E quando si va contro l’interesse economico di certe lobbys, nessuna legislazione può intervenire!

    • E’ vero che la logica del mercato prevale su qualsiasi cosa, compresa la salute delle modelle che, per educazione familiare, carattere, cultura ed altri fattori, sono disposte a sottostare a certe richieste. E’ vero anche che il mercato è fatto dalle persone e le persone possono scegliere cosa premiare con i loro soldi e cosa lasciar perdere. In una parte dell’articolo che non ho riportato l’editor lamentava una crisi del mercato dei magazine di moda: i lettori diminuiscono e così gli acquisti dei giornali. probabilmente sempre più lettori faticano a riconoscersi nel modello di donna o uomo che propongono e decidono di non spendere soldi per qualcosa che non li rappresenta. E’ possibile che una delle motivazioni sia questa.

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